PENNY DREADFUL/ Dorian Gray, il ritratto del narcisismo (spoiler)

Dorian Gray, ovvero uno dei personaggi meglio caratterizzati dell’intera serie, esteta privo della ben che minima moralità, immortale devoto alla depravazione, giovane abitante della notte interessato solo alla scoperta ed alla ricerca di ogni nuovo tipo di esperienza possibile.

Interpretato da Reeve Carvey, attore che aveva precedentemente ricoperto il ruolo di Peter Parker nello sfortunato musical su Spider-Man, il Dorian Gray di Penny Dreadful risulta essere un belloccio sui generis, non facendo di certo della mascolinità e della virilità i suoi punti di forza.

Dalla fisicità quasi androgina e dalla muscolatura inesistente il volto di Dorian è quello di un giovane raffinato ed affascinante, dai lineamenti dolci e quasi femminili, lineamenti che nascondono uno sguardo freddo, distante e predatorio.

Sempre elegantissimo, sia nei modi che negli abiti (a proposito, i costumi di Gabriella Pescucci, artista italiana già vincitrice anche di un premio Oscar, sono una delle cose migliori di questa serie ) è una presenza eterea e sovrannaturale che, veleggiando annoiato in una Londra dominata dai drammi dei nostri protagonisti, entra in contatto con tutti loro o quasi, catturato dalla loro unicità e dalla loro vicinanza con la sua particolare condizione.

Il suo costante bisogno di vivere nuove esperienze senza porsi limite alcuno ci viene già fatto comprendere la prima volta che lo incontriamo, quando lo troviamo intento a supervisionare il lavoro di un fotografo nel salone principale della sua villa, lavoro che consisteva nel rendere “immortale”attraverso i loro scatti la modella del giorno, una meretrice gravemente malata di tisi.

Brona Croft (personaggio con cui intesserà un rapporto molto profondo nel corso delle stagioni) diventa quindi l’occasione unica di poter consumare un rapporto sessuale con un essere morente, esperienza che la rende agli occhi di Dorian qualcosa di più della solita donna da far diventare, seppur solo temporaneamente, simile a lui.

Il dominio sulle emozioni altrui, unito alla capacità di comprendere immediatamente i più profondi desideri di chi gli si para davanti lo rendono in grado di modulare i propri comportamenti in base alle sue necessità, rendendolo un predatore abilissimo che, nascosto dietro ad un sorriso, ti riesce a convincere che ogni cosa che vuoi possa essere raggiunta e che ogni peccato possa essere vissuto senza colpa e senza vergogna alcuna, a condizione però di abbandonarsi a lui totalmente.

Riuscito a farti credere questo, il suo modus operandi consiste nell’ idealizzarti mettendoti su un piedistallo, almeno fino a quando non si sarà stufato di te e non verrà incuriosito da qualche altra preda, momento in cui ti abbandonerà così, su due piedi, come se tu non esistessi più.

Questo è esattamente quello che accade alla transessuale Angelique che, dopo aver attirato con la sua audacia le attenzioni del giovane, si ritroverà poi a scoprire il suo segreto più grande trovando il dipinto nascosto di Gray, pagandone le amare conseguenze.

Il suo dipinto , il suo vero volto, custodito gelosamente in un’area segreta della sua casa, non viene mai visto come un limite, né come una maledizione, né viene osservato con sdegno o con ribrezzo dall’immortale, rivelando come le sue azioni fossero per lui solo fonte di soddisfazione e di gioia.

Il vero sé di Dorian, vecchio ed imbruttito dall’età e dalle continue malefatte, rappresentazione del suo fisico e della sua anima, diventa quindi un vanto dell’astuzia dell’apparentemente giovane uomo, un ricordo del gesto che gli ha permesso di poter restare per sempre giovane e bello.

Ethan Chandler, Vanessa Ives e Lily Frankenstein (la rediviva Brona Croft, morta di tisi e risorta da Victor Frankenstein per soddisfare la necessità della sua creatura primogenita di una compagna) vengono tutti sedotti ad uno ad uno da Dorian ma sarà solo quest’ultima, immortale, speciale ed unica come lui, che riuscirà a scalfire la perfetta e falsa immagine costruita da Gray, promettendo al giovane un sogno di dominio assoluto ed elitario, un dominio dato dalla loro ineluttabile e divina superiorità.

E proprio lei, in uno dei dialoghi più belli della serie, diventa testimone del pensiero profondo di Gray, della profonda solitudine che la sua condizione di immortale gli aveva donato e della speranza recondita che questi metteva in ogni incontro di trovare qualcuno di simile a lui, qualcuno con cui condividere quella che, a differenza di tutti gli altri “mostri”della serie, lui vedeva come un segno di superiorità nei confronti degli altri, noiosissimi, esponenti della razza umana.

La perfezione dell’immortalità”, il cui prezzo da pagare è il negarsi per sempre all’amore, agli affetti ed alla passione, pericolose emozioni che possono ridurti in cenere se sei così stolto da farti travolgere da esse.

Ascoltare il discorso di Dorian mi ha fatto capire come il suo comportamento mi avesse sviato, dato che avevo creduto fino a quel momento che lui, come gli altri protagonisti della serie, cercasse qualcuno che lo amasse e lo accettasse per quello che era mentre il suo intento era in realtà solo quello di cercare compagnia e di trovare qualcuno con cui condividere le sue noiose giornate.

Lily, abbandonando Dorian, lasciandolo alla sua solitaria visione di una fredda eternità, perfetta, immutabile ma vuota lascerà alle sue spalle un uomo troppo pieno di sé e troppo convinto di essere speciale per poter accettare la realtà:

Tornerai. Ed io sarò qui.”

Nei miei momenti di solitudine, affranto dalla difficoltà che avevo nel condividere con gli altri quello che di profondo avevo da dare, mi sono pienamente affidato all’ego ed alla superbia ,reagendo così d’orgoglio all’inutile competizione che la società mette in atto per tenerci impegnati.

Se voi non mi comprendete, o pensate di essere meglio di me, vi dimostrerò quanto vi state sbagliando!”

Stavo quindi diventando un classico villain fumettistico, intraprendendo un cammino fatto di ombre, di lotte e di sopraffazione, tutto in nome di un’idealistico ed utopistico obiettivo finale intriso d’amore e di realizzazione.

Quello che il personaggio di Dorian Gray e la visione di John Logan mi hanno fatto comprendere è che una volta che inizi un cammino oscuro, seppur le tue intenzioni siano buone, non puoi far altro che dar energia al buio, permettendo ad esso di divenire parte di te.

Avevo creato un meccanismo di difesa basato sulla superbia per poter nascondere tutte le mie profonde insicurezze e le mie mancanze e, di conseguenza, cercavo una compagna all’altezza di quello che mostravo io fossi, non permettendo a nessuna però di conoscermi , di criticarmi e di farmi del male.

Capivo come i loro valori fossero diversi dai miei e le evitavo, senza però aver compreso fino in fondo quelli che erano davvero i miei di valori. Stavo creando un altro me stesso e mi stavo pienamente convincendo che quello fossi davvero io, come d’altronde facciamo un po’ tutti, anche se non tutti riescono a rendersene conto .

Ci identifichiamo con l’Ego, con la Persona che ci permette sì di vivere e di integrarci nella società, ma ci fa perdere di vista il nostro vero Sè e quindi il nostro ruolo nel mondo, confusi come siamo da una società basata su modelli egoistici e narcisistici.

E cos’altro è il nostro Dorian Gray se non il ritratto perfetto di quello che al giorno d’oggi gli psicologici definirebbero come narcisista patologico, un predatore dalle mille forme che vive in mezzo a noi, che si nutre di noi e che ci convince a seguirli nel loro cammino, facendoci credere che le loro intenzioni siano diverse da quelle che hanno realmente ?

Ancora un plauso a John Logan, raffinatissimo sceneggiatore e profondissimo uomo di mondo che è riuscito, conciliando molteplici aspetti, a donarci un personaggio molto più realistico di quanto potremmo mai immaginare, un personaggio che, ahi noi, potremmo anche aver la sfortuna di incontrare davvero, sotto altre sembianze, nella nostra vita.

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